Wendy/17/Italy. i'm a tender twig who loves folk music, graphic design and woods. enjoy!

Old asylums are fascinating. I don’t know why, I have fear of the madness. Crazy people scare but the mental insanity is more scary in the old sanitariums.

So, tonight I’m thinking: who’s really a friend? I’ve lot of friends that makes me happy. But when I say: c’mon, we can go in the woods or take a train to we don’t know where, take a beer tonight with me, maybe talks about movies, near the lake at night, when I’ll say it, who will accept without say nothing? When someone will do this… then I will know that person will be a real friend.

Au revoir, Shosanna!

(Source: catfromjapan, via waltzingchristoph)

La Riconquista delle Terre di Sale
La nebbia ricopriva l’immensa distesa, smorzando il tono verde acceso dell’erba bagnata, accompagnando lontano i cumuli grigi di nuvole che avevano per ore bagnato le teste ferrate dei cavalieri. Quegli animi imperturbabili per ore e ore, sotto la pioggia incessante, avevano difeso la loro patria, con le unghie e coi denti, con orgoglio e coraggio. La furia della loro spada era esplosa con forza contro il nemico incalzante, senza preoccuparsi di quello che sarebbe stato il giorno della loro morte. Avevano puntato i piedi in mezzo a quel fango, difendendo ciò che loro chiamavano casa. Centinaia di scudi, miliardi di colpi inferti per difendere sé stessi e i loro compagni, sotto i tuoni che risuonavano nella grande valle delle Terre di Sale, grandi boati che risuonavano nei loro elmi luccicanti e bagnati. Mille teste corazzate avevano corso verso quella che, inevitabilmente, sarebbe stata la loro morte. La loro audacia non aveva permesso al nemico di conquistarli, ma aveva portato i soldati verso quel mondo che tutti i più coraggiosi conoscono: l’aldilà. Morti dolorosamente, ma per giusta causa. Il loro sangue ricopriva come un tappeto le grande distesa color smeraldo. Il suo profumo si univa a quello dell’erba bagnata, illuminata dal pallido sole di aprile che colpiva i centinaia di corpi ferrati distesi in tutte le posizioni. Chi con il viso nella melma, chi con una spada ancora nel cuore. Non erano affatto in formazione da grandi condottieri, ma loro erano coloro che veramente avevano guidato la battaglia, lottando per un capo che non c’era. Avevano lottato come un prode esercito fedele al suo lord, ma erano morti senza che nessuno gli risollevasse gli animi durante la battaglia. Erano morti invano, per un regno che, vincendo o perdendo, sarebbe crollato comunque, sotto alle continue lotte intestine tra i pretendenti del potere.
 
Il regno era stato portato alla deriva, lottando per una causa giusta ma senza un vero e proprio fine. I nemici erano stati sconfitti ma il regno era crollato comunque, inesorabilmente, a causa della codardia di un sovrano illegittimo.
Il regno, un tempo prospero e pieno di ricchezze, era uno dei più ambiti da molti popoli oltremare, che viaggiavano mesi su piccole navi sperando invano di riuscire a conquistare questo grande potere. Ma dopo la morte di Heisar, primo sovrano ad aver ampliato i possedimenti del regno anche dopo la Valle dei Orsi, salì al trono suo figlio Hemsi, lord di Forte di Ferro, che in meno di un anno riuscì a perdere metà dei possedimenti a est, che i sovrani precedenti avevano conquistato con fatica e molte vite interrotte.
Il regno si era dunque ridotto a una piccola fortezza circondata sa poche distese di verde, perdendo gran parte dei territori oltre le grandi montagne e riducendosi a essere un piccolo forte in mezzo ad un’immensa vallata.
 
I mille soldati erano a terra, dormienti in eterno per difendere quel piccolo territorio, tutto ciò che era rimasto di un regno che loro e i loro avi avevano visto crescere, espandersi fino ad inghiottire tutto ciò che poteva essere mangiato. Erano morti per difendere quella che era la loro storia, quella che era la loro patria, la loro unica ragione di vita. Il loro sangue ricopriva l’unica terra rimasta, come il sangue di una volpe ricopre la tana dov’è stata uccisa. Il loro sangue rimane con il manto verde, sperando che serva per concimare quella che un giorno sperano essere ancora la loro terra. Vegliavano dall’alto, come dei ad un gradino più basso, per fermare quella che poteva essere la rinascita di un regno ancora sbagliato. Hemsi era scomparso e il regno a nord delle terre di sale doveva rinascere, riconquistando quello che una volta era del suo popolo, quello per cui erano morti quei cavalieri, quello che i popoli oltremare invidiavano, quello di cui Heisar era stato testimone.
 
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Le nuvole erano sparite del tutto, lasciando che il pallido sole rischiarasse le alte valli innevate, rimaste nascoste per giorni sotto una coltre di nubi grigie che impedivano a qualsiasi creatura di muoversi senza cadere. I raggi colpivano il bianco manto, riflettendosi su di esso e illuminando anche i più bui angoli della vallata, facendo uscire gli animali dalle loro piccole e confortevoli tane. Si aggiravano guardinghi, come se qualcosa fosse cambiato tutt’intorno. E lo era: il centro della valle era percorsa, ai tempi del grande regno di Heisar, da una grande strada dove ogni giorno, che fosse un rigido inverno o una calda giornata di luglio, passavano a intervalli regolari grandi carovane mercantili dirette verso il fondo della valle, verso le spiagge bianche e assolate, dove da secoli i piccoli agricoltori si erano stabiliti per raccogliere sale dai grandi scogli e dall’acqua di quella distesa turchese infinita. Era il sale ad aver reso grande il regno: Heisar possedeva tutti i territori sulla costa e li sfruttava per approvvigionare quotidianamente i territori al di sopra di essa con una delle risorse che permettevano alla popolazione di conservare qualsiasi tipo di alimento. Perchè le Terre di Sale comprendevano miglia e miglia di territorio, ma essendo un’isola sperduta nei grandi mari dell’occidente, doveva provvedere a sé stessa e sfruttava la conservazione dei cibi nei momenti di maggiore rendita di campi e allevamenti. Le Terre di Sale avevano sempre provveduto a sé stessi, ai tempi di Heisar, rimanendo in pace e serenità con ogni singolo paese al di là dei mari, senza mai commerciare o richiedere prestiti a nessuno. Ma era colpa di Hemsi se ora, al risveglio della natura, quei carri non passavano più per la lunga strada della valle.
Hemsi, figlio illegittimo di re Heisar, era stato concepito con una delle contadine delle Terre di Sale. Era il primo di tre figli, Als e Heran, legittimi della regina Agare. Erano descritti come due grandi guerrieri: alti, valorosi, dai capelli di fuoco e gli occhi di ghiaccio. Als era il più piccolo, diciassette anni appena e Heran aveva ventidue anni, legittimo successore al trono. Hemsi aveva solo un anno in più di Heran e, nonostante la parentela non diretta con la madre, era quasi uguale ai sui due fratelli. Stessi occhi, stessi capelli, stessa pelle. Ma l’altezza non ingannava. Era il più basso nella famiglia reale, particolarità ereditata sicuramente dalla madre, ripeteva sempre Agare. Nonostante tutto, lei non aveva mai smesso di volergli bene, trattandolo sempre al pari dei sui figli naturali. Ma la poca prodezza e la scarsa tecnica militare che non sembrava migliorare, scoraggiavano re Heisar. Per quanto lui cercasse di insegnarsi tattiche e formazioni, Hemsi non sembrava mollare le sue convinzioni. Tutto ciò che diceva doveva essere fatto, non voleva mai essere in torto. Con il passare degli anni, il carattere di Hemsi si formò a pieno, trasformandolo in un essere insensibile, irragionevole chiusa nelle sue convinzioni. E continuò così per anni, guadagnandosi l’odio sia di suo padre che degli altri membri della famiglia. Hemsi cominciò a vivere in un regno suo, studiando tattiche e mosse per ampliare i territori che, però, il padre rifiutava sempre, senza nemmeno degnarsi di ascoltarle, talmente era esasperato da quel bastardo. E così, a sua volta, Hemsi cominciò ad odiare i suoi fratelli, sua madre e, sopratutto suo padre, aumentando ancora di più le inimicizie dal momento in cui, nel testamento, Heisar affermava testuale di far salire al trono il figlio di mezzo, Heran, scelto come persona più adatta a governare e ingrandire il suo grande e forte regno.
E così, Hemsi, in preda alla follia, si diresse una notte nelle camere dei sovrani, con il progetto di uccidere il fratello maggiore ed essere, finalmente, l’unica persona a poter governare il regno, poiché Als non aveva ancora raggiunto la maggiore età. Ma non andò come aveva pensato: sfortunatamente Hemsi era prevedibile e, al posto di Heran, trovò nel grande letto ricoperto di pellicce suo padre, con una spada a tenergli compagnia. Per giorni aveva osservato suo figlio, sospettando un qualche agguato al fratello tanto odiato. Cercò dunque inizialmente di farlo ragionare a parole ma, avendo visto che le parole funzionavano come le lezioni di tattica che gli dava in giovane età, sguainò la spada, cercando di eliminare per sempre quell’appendice fastidiosa della famiglia. Heisar non era debole, tutt’altro: era un valoroso e forte guerriero, paragonato spesso ad un orso nero delle alte montagne, avrebbe potuto con un colpo eliminare dieci avversari che gli si fermavano davanti. Ma il testamento, si sa, è il patto con la morte; ti trascina velocemente in un baratro e, improvvisamente, ti blocca; ti rende del tutto immune all’immensa aurea della forza bruta. E così accadde a Heisar: un forte dolore si diffuse per il petto, tanto da bloccarlo con la spada per aria. La fece cadere rimase con le braccia al cielo, senza muoversi. E così Hemsi ebbe campo libero, recuperò la sua spada e sferrò un colpo, dritto al cuore, proprio dove il dolore era cominciato. Fu un colpo per il re, che si portò le braccia al petto, togliendosi la spada che lo trapassava da parte a parte. Cadde a faccia in avanti, come i morti suicidi della foresta buia, con la faccia sul freddo pavimento di pietra, gli occhi diretti verso il caldo fuoco nel camino.
Hemsi non perse un minuto, prese la spada del padre: lucida, leggera e maneggevole, poteva vedere il suo viso e l’espressione di pura vendetta che gli modellava i muscoli. Sarebbe un’arma perfetta, pensò, se solo non fosse così insanguinata. Ma poco importava: quel rivolo vermiglio dimostrava che le sue tattiche non erano sbagliate. Era tutto progettato; sapeva che il padre, vedendolo tranquillo, avrebbe sospettato un assassinio verso il figlio. Così decise di non far trapelare niente, agendo secondo la sua tattica, sbagliata, anzi da idioti, secondo il padre. E quest’ultimo si era completamente illuso, in tutti questi anni.
Hemsi, deciso e pieno di rabbia, si diresse verso le stanze del re, dov’era sicuro di trovare la sua matrigna con il figlio. E così fu: entrò nella stanza e con foga, la spada alzata parallela al suo viso, e cominciò a pugnalare madre e figlio dormienti, lasciandoli agonizzare, abbracciati, nel loro sangue che imbrattava le bianche coperte di lana.
Als, che alloggiava nelle stanze a pian terreno del castello, sentendo le urla e i rumori di ferri sguainati, si alzò ancor prima che Hemsi raggiungesse le stanze dei sovrani e, vestitosi e presi quei pochi viveri che trovò in cucina, si riempì la scarsella e uscì correndo dalla grande porta in legno ferrato, rubando arco e frecce dalla vicina armeria. Prese un cavallo sellato ed uscì veloce, ritenendosi totalmente incapace di fermare la pazzia del fratello.
Era dunque rimasto Hemsi, che mise sotto il suo comando il regno, incoronatosi come legittimo re delle Terre di Sale. E lo era, al momento.

“Humen!” gridò un’uomo.
Un grande corvo nero volò a picco verso il braccio foderato di pelle del padrone, posandosi su di esso e gracchiando rumorosamente.
“Buono, buono.” disse l’uomo passando un dito sulla testa dell’animale.
Erano passati quindici anni dalla salita al trono di Hemsi, che aveva portato via alle Terre di Sale tutti i territori a sud, permettendo così ai conquistatori di prendere la principale fonte di rendita del regno. Il sale non veniva più commerciato e l’impero era crollato su sé stesso, dividendosi in tante piccole contee, ognuna governata dai capitani dei battaglioni arrivati durante la lunga guerra.
Hemsi aveva portato le Terre di Sale alla guerra, tentando di trattare con i popoli oltremare, cercando un’accordo per il controllo del vasto territorio dell’isola.
Ma ciò aveva portato i popoli a scoprire una delle fonti di maggiore ricchezza e, nel giro di pochi mesi, dozzine di popoli sbarcarono sulle Terre di Sale, predando e saccheggiando, conquistando quasi tutti i territori fino alle grandi pianure. Ma lì avevano trovato un esercito pronto a difendere il regno con le unghie e coi denti, in nome non di Hemsi, ma di Heisar, che aveva portato in regno a fiorire come mai si era visto prima. Morirono in tanti, ma non Hemsi. Venne catturato e condotto a sud, in uno dei più grandi piccoli territori dei conquistatori, verso colui che, in pratica, dominava tutti i regni circostanti. E così non rimase più nessuno al nord, solo animali e le strade mercantili abbandonate.
L’uomo fece volare via il corvo, sistemandosi il bracciale in pelle. Era alto, sulla trentina. Le prime rughe cominciavano a vedersi sugli occhi e sulla fronte, in parte coperta da corti capelli color del fuoco. Gli occhi, socchiusi a causa dei giorni passati sotto le tempeste di neve, scintillavano sotto la luce del sole. Erano color del mare, come quel che anni prima fu invaso dai conquistatori.
L’uomo si guardò in giro per scovare qualche uccello da poter cucinare per pranzo: vide una piccola anatra fuggita da qualche gelido ruscello volare sullo sfondo azzurro. L’uomo prese il suo arco e le poche frecce fatte a mano, tese l’arco e scoccò. L’animale cadde a terra. Per il pranzo era a posto.
Mancano poche miglia al castello, pensò mentre mangiava. Ora di questa sera sarò arrivato.

Un viso pulito rispecchia alla perfezione quello che siamo dentro, permette agli occhi di sprigionare sentimenti, emozioni, sensazioni. Perchè allora travestirli con veli di colori che non permettono all’anima di liberarsi?

thedailylovejournal:

“It’s you, you rare unearthly thing.” - Edward Fairfax Rochester

too many emotions. 

(via fuckyeahjaneeyre)

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